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di Gigi Caliulo

Una squadra che ambisce a conquistare la salvezza non può permettersi di subire un gol come quello che ha deciso la sfida del Menti.
E no, a nulla serve la reazione post-frustata sfoderata dalla Salernitana dopo la rete incassata, il gol giustamente annullato a Ferrari, l’episodio-Var in pieno recupero e le tante, inutili preghiere collezionate nell’ultima mezz’ora di gioco.
Una squadra che ambisce a salvarsi non può restare in dieci per un’ingenuità da oratorio parrocchiale. Una squadra che ambisce a salvarsi non può subire, sullo 0-0, un contropiede 2 contro 1 su proprio calcio d’angolo ignorando i principi base delle marcature preventive.
Una squadra che ambisce a salvarsi non può aggrapparsi a nulla se non alla concretezza di punti e risultati sul campo.
Le parole se le porta il vento. La certezza, l’unica di questa sera, è l’ennesima sconfitta collezionata da un gruppo guidato malissimo da un tecnico che ancora una volta ha sbagliato palesemente le scelte di formazione, correggendo negli uomini lo schieramento quando i buoi erano ormai scappati.
Questo caravanserraglio non ha bisogno di premi salvezza o di visite al capezzale da parte di amministratori e dirigenti in doppiopetto.
La disperazione sportiva è dietro l’angolo e ha il volto del principale responsabile di questo disastro, un uomo dalla presunzione e dalla spocchia smisurate e a questo punto assolutamente immotivate. Oltre due anni di disastri a catena portano, indelebile, il marchio di chi li ha avallati, ovvero Danilo Iervolino.