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Acquisto delle smart card vaccinali, De Luca condannato come “soggetto attuatore“. Lo spiega la sentenza emessa dalla sezione giurisdizionale della Corte dei conti della Campania. Il presidente della Regione Campania, dal canto suo, annuncia ricorso in appello. Secondo i giudici, il governatore “era il solo a poter disporre –direttamente – di Soresa”, la centrale per gli acquisti regionale. Questo elemento ha portato a prosciogliere altri membri della task force anti covid, coinvolti nell’inchiesta erariale (istruita dai sostituti Davide Vitale e Mauro Senatore). Parliamo di Italo Giulivo, Massimo Bisogno, Ugo Trama, Antonio Postiglione e Roberta Santaniello.

De Luca, invece è stato condannato a pagare 609.000. Una somma ricavata dall’iniziale danno ipotizzato di 3 milioni di euro, relativa ai mandati di pagamento complessivi. Il collegio ha infatti escluso dal calcolo del danno risarcibile 2,4 milioni, importo del primo ordine del 9 giugno 2021. Una valutazione che tiene conto di come, all’epoca, non esistesse ancora la norma nazionale sul Green Pass. E dunque delle “incertezze legate a tale tipologia di prognosi“, in una procedura d’urgenza “già avviata” dalla Regione. Una volta però varato il Green Pass, a De Luca si rimprovera di non aver bloccato l’acquisto di altri lotti delle card. Proprio il certificato verde ricorre spesso nella sentenza. Per la Corte dei conti della Campania, la “inutilità della smart card regionale” appariva “di inconfutabile evidenza”, a fronte della legge istitutiva del Green Pass. Tra l’altro, alcune “contestazioni del Garante” della privacy “ne avevano messo in luce la sua concreta inutilizzabilità”. Persino “laddove lo Stato non avesse adottato le norme in materia” di Green Pass.

I giudici si soffermano anche sui rilievi dell’Authority. Nella risposta a questi, De Luca avrebbe operato “una radicale correzione di rotta”. A detta della Corte però, la mossa “rendeva evidente l’assoluta insostenibilità” dell’iniziativa regionale. Nella sua replica, il governatore avrebbe negato che la smart card costituisse una certificazione di avvenuta vaccinazione. La sua funzione “veniva ridotta unicamente a consentire una modalità di accesso” all’area riservata della piattaforma Sinfonia. Il sistema informativo della sanità campana. Secondo la sentenza, sarebbe stata “la prima volta” in cui emergeva tale finalità. “Mai menzionata in precedenza” scrivono i magistrati. Ma i testacoda non sarebbero finiti qui. “In seguito, con palese contraddittorietà – si legge nella sentenza -, le successive ‘indicazioni operative’ del Pres. De Luca del 6 agosto 2021, invece, di nuovo tornavano ad affermare che la smart card poteva comunque essere “esibita” dagli utenti in sostituzione dei certificati verdi vaccinazione “per i casi in cui tale esibizione sia richiesta in conformità alla normativa vigente””. Questa esibizione della card, “in chiusura, veniva giustificata al fine di ovviare ai casi in cui la certificazione verde Covid-19 del Ministero della Salute non era stata “rilasciata per problematiche tecniche”‘.

De Luca intanto non arretra, comunicando l’impugnazione del provvedimento. “Rivendico pienamente e con orgoglio – dichiara – le decisioni assunte a tutela della salute dei miei concittadini, ricordando che la Campania è la Regione che ha avuto il numero più basso di decessi per Covid in relazione alla popolazione”. Ciò sarebbe avvenuto “anche grazie al fatto di esserci assunti la responsabilità di decisioni anticipando spesso il Governo nazionale”. Sarebbe il caso pure delle “green card destinate alle certificazioni vaccinali ma anche ad usufruire di tutti gli altri servizi regionali“, arrivate “un anno prima delle green card nazionali”. Insomma, per il governatore egli risponderebbe di un paradossale “reato di efficienza”. Il primo grado non ha condiviso l’idea.

(Foto Comune di Caserta/Facebook)