Atene chiama, Napoli risponde. La comunità ellenica in città ha inscenato una protesta, nel secondo anniversario della strage di Tempe, il peggior incidente ferroviario nella storia della Grecia. Circa 200 persone si sono radunate in largo Berlinguer, questo pomeriggio. Un solo grido: “Giustizia”, per la tragedia del 28 febbraio 2023. Quel giorno un treno passeggeri e un convoglio merci si sono scontrati presso la valle di Tempe, in Tessaglia, nella Grecia centro-orientale. Nella collisione hanno perso la vita 57 persone, altre 85 sono rimaste ferite.
Ad innescare le proteste, la diffusione sui media locali di un audio choc. La registrazione ha fatto sorgere il sospetto di un incendio a bordo, quale causa diversa dall’impatto nella morte delle vittime. In tutto o in parte. “Non ho ossigeno” è diventato lo slogan delle manifestazioni di piazza. Rabbia pure a Napoli, anche se il sit-in non ha fatto emergere particolari tensioni. Non così nella capitale greca, dove ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti. In tutto il paese sono stati migliaia i dimostranti. Uno sciopero di 24 ore è stato indetto dai principali sindacati del settore pubblico e privato.
E tra i familiari delle vittime, c’è chi avanza l’ipotesi di rogo scoppiato per un presunto “carico chimico illegale”, trasportato dal treno merci. Il governo di Atene è stato accusato da alcuni di aver cercato di insabbiare le prove. L’indagine giudiziaria però è in corso, e non è stata stabilita ancora l’origine di tutti i decessi. A negare la presenza di un carico non dichiarato è anche la Hellenic Train, cui appartenevano i due treni. La società di trasporto ferroviario è consociata di Ferrovie dello Stato. Alle furibonde polemiche sulla sicurezza, l’azienda ha sempre risposto di non occuparsi dell’infrastruttura.