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di Marco Cannata

Un anno fa.

Un anno fa Aurelio De Laurentiis in una conferenza stampa grottesca sanciva il fallimento di una stagione iniziata male, continuata peggio e finita nello squallore più totale.

Quei foglietti cacciati dalla giacca con su scritte le caratteristiche di Lindstrom più altre opinabili annotazioni tattiche rappresentarono cartina tornasole del declino del Napoli, di quel Napoli con il tricolore in petto mai stato in grado di pensare di poterlo onorare e difendere.

Da Garcia a Mazzarri, da Mazzarri a Calzona, passando per Lindstrom, Natan, Traorè, Dendonker, Ngonge.

Un delirio apparentemente senza uscita.

Aurelio che dava il peggio di se, tra apparizioni a Castelvolturno e dichiarazioni sbagliate nei modi e nei toni, assenza totale di dirigenti, Meluso messo lì giusto perché lo imponeva il regolamento, senza potere alcuno.

Un Napoli allo sbando, per la prima volta allo sbando, ubriaco di felicità ma massacrato dai postumi della sbornia post tricolore.

Allenatore che se ne va, direttore uguale, contratti in scadenza.

Una polveriera.

Un anno dopo.

Primi in classifica.

Dei calciatori che mai avremmo immaginato in maglia azzurra per età e parametri, da McTominay a Lukaku, da Neres ad Alessandro Buongiorno.

Un allenatore che impone linea di condotta ed idee.

Un pezzo di storia a gestire lo spogliatoio come Lele Oriali.

Ma il vero salto di qualità paradossalmente il Napoli lo compie nelle difficoltà, dopo lo scoppio del caso Kvaratskhelia, dopo un mercato gestito male, fallendo tutti gli obiettivi.

Perché non c’è isteria, non c’è clamore, non c’è rumore.

Non c’è De Laurentiis sopratutto.

Aurelio rimane in disparte, parla poco e quando lo fa parla bene.

E quindi in conferenza troviamo chi ci deve stare, chi deve metterci la faccia ed assumersi le responsabilità.

Ci va Giovanni Manna, parlando chiaro, senza raccontare chiacchiere, senza bugie, senza arrampicate sugli specchi.

Ed allora ci facciamo stare bene anche la cessione di Kvaratskhelia, l’arrivo quasi grottesco di Noah Okafor, in bocca al lupo ragazzo, al di là di tutto, il rifiuto di Danilo e l’assenza totale di un piano B percorribile.

Volevamo normalità.

Necessitavamo di normalità.

Anche negli errori, nei fallimenti di mercato.

E questo stiamo vivendo, con gli uomini giusti al posto giusto, con una squadra forte ed un allenatore che trasmette ossessione per il lavoro, per i dettagli, il morire sportivamente per un singolo centimetro.

Ci siamo costruiti un sogno, un sogno che Napoli ed il Napoli hanno il diritto ed il dovere di inseguire fino in fondo, sbagliando e lavorando, migliorando.

E non chiedevamo di più.

McBlu76