“La percezione della corruzione a Napoli è molto alta, ma a questo non corrisponde un significativo numero di denunce”. A dirlo è il consigliere Gennaro Esposito (Azione), in commissione Polizia locale e legalità del consiglio comunale. In questa sede, oggi Libera ha presentato la sua indagine su racket, usura e corruzione nel Centro Storico di Napoli, rivolta agli operatori economici. Anche questa ricerca conferma i dati sulla corruzione percepita, già diffusi dall’Istat. Tuttavia, Gennaro Esposito rileva una presunta anomalia. “L’anticorruzione a Napoli – sostiene – si fa solo per gli appalti, ma nulla per le autorizzazioni e le concessioni, ritenute dall’Anac settori delicati“. E tuttavia “mentre sulle gare un certo ruolo lo gioca il prefetto, con l’interdittiva, per le seconde se la piange solo il Comune”.
Un anno fa, Esposito ha effettuato un accesso agli atti. All’amministrazione comunale “nel 2022 risultano tre segnalazioni – spiega il consigliere -, e per il 2023 una sola, per la quale è stata disposta l’archiviazione”. Si parla della figura del whistleblower, disciplinata per legge. Ossia il dipendente pubblico che segnala illeciti. “Possiamo dire che non ci sono segnalazioni” commenta Esposito. Ricordando come il Comune di Napoli abbia oltre 6mila dipendenti. Anche per questo, nel 2024 il consigliere di Azione ha proposto un emendamento alla delibera sulle linee di indirizzo per Rischi Corruttivi e Trasparenza. L’iniziativa è stata approvata, e riguarda la digitalizzazione dei procedimenti di autorizzazione e concessione. Prevede la condivisione tra gli uffici dell’Amministrazione comunale delle banche dati del Suap, del Servizio Contrasto Evasione e Innovazione dei Procedimenti Tributari, dell’ufficio Controlli Ambientali e dello Sportello Edilizia Privata. Comprende un sistema di Alert automatici, per rendere le banche dati accessibili in tempo reale alla Polizia Municipale ed agli altri uffici di controllo. Nelle intenzioni, “serve a ridurre la discrezionalità” sottolinea Esposito. E si riferisce alle maglie amministrative, dove può annidarsi la corruzione.
Il consigliere di Azione, però, si aspetta che dalle “carte” si passi ai fatti. “Sull’anticorruzione il Comune di Napoli si è strutturato bene” assicura l’assessore alla Legalità, Antonio De Iesu, presente in commissione. “Il dipendente comunale – aggiunge – non denuncia perché non ha fiducia nelle tutele che la norma riserva al suo anonimato, è chiaro che su questo bisogna lavorarci”. Ma De Iesu insiste: “Oggi gli strumenti li abbiamo, e i dirigenti devono essere attenti”. I dati di Libera indicano a Napoli la percentuale più alta di persone che conoscono colleghi coinvolti in casi di corruzione (6,19%), rispetto alle parallele indagini di Torino e Firenze. Inoltre, in città “una percentuale significativa di intervistati (23,71%) non risponde, il che potrebbe indicare reticenza o timore nel discutere il fenomeno”. Il 63,92 del campione ritiene che la corruzione per ottenere appalti pubblici sia molto o abbastanza diffusa.