Una ricerca di Libera su racket, usura e corruzione nel Centro Storico di Napoli, rivolta agli operatori economici. Un “obiettivo specifico” dell’associazione antimafia: “Analizzare la percezione della criminalità organizzata nel processo di turistificazione“. Ancora allarmanti gli esiti: su 470 questionari anonimi somministrati, solo 97 quelli compilati interamente, e 30 sono stati restituiti vuoti. Parliamo cioè del 20,64% di collaborazione all’iniziativa. Libera ha presentato il dossier stamattina, in commissione Polizia locale e legalità del consiglio comunale di Napoli, presieduta da Pasquale Esposito. Tra i destinatari dell’indagine, prevale il settore commercio (58,33%). Presenti anche bar e ristorazione (15,63%), ed artigianato e imprenditoria (10,42%). La principale tipologia d’impresa è quella individuale (53,61%). Secondo Libera, “la bassa scolarizzazione si associa ad una normalizzazione del fenomeno mafioso”. Nel campione esaminato, il titolo di studio più frequente è il diploma di scuola superiore (35,91%), seguito da licenza media (25,19%) e laurea (8,42%). Le aree coinvolte: Forcella, Spaccanapoli, San Gregorio Armeno, via dei Tribunali, Quartieri Spagnoli, Montesanto, via Duomo, zona Cavour, Sanità, corso Umberto/Università, via Marina, zona Garibaldi e zona Mercato.
Libera sottolinea come anche il silenzio sia un elemento significativo. “Le non risposte sono un dato eloquente – si spiega -: non indicano solo incertezza, ma spesso timore, disagio o sfiducia”. Tradotto in numeri: “Circa 1 persona su 4 non ha risposto a domande cruciali su mafia, pizzo, usura e corruzione”. Le percentuali più alte riguardano la percezione del fenomeno mafioso (25%). Ma anche su temi come la fiducia nelle istituzioni e la sicurezza nel quartiere, oltre il 15% non si esprime. “Questo silenzio non è neutro – insiste l’associazione fondata da don Ciotti -: è un segnale di allarme, che richiama l’urgenza di ricostruire fiducia e protezione intorno a chi lavora in contesti vulnerabili”. A macchia di leopardo, invece, la risposta dei vari quartieri. A Forcella si registra una “forte negazione del fenomeno camorristico, pochissimi i questionari compilati”. Ai Quartieri Spagnoli un “rifiuto totale”, con i “questionari ritirati in bianco o non accettati“. A San Gregorio Armeno “accoglienza positiva ma anche paura; rifiuti per timore”. In via Tribunali camorra “percepita come imprenditrice”, avvertita una sua “presenza capillare”, e le “denunce inascoltate”. A Spaccanapoli invece, i volontari riscontrano “collaborazione e ringraziamenti, percezione di sicurezza per vicinanza alla questura”. E una “buona partecipazione” si rileva a Montesanto (“questionari riconsegnati“) e via Duomo. Viceversa per la zona Cavour si comunica una “bassa restituzione”, accanto ad una “forte presenza di microcriminalità”. Al contrario, dalla Sanità arriva “ampia accoglienza”: 70 questionari distribuiti e “in gran parte compilati”. Una “buona risposta, consegna e ritiro maggior equilibrio” da corso Umberto e zona universitaria. All’opposto via Marina, piazza Garibaldi e piazza Mercato: “Partecipazione frammentata, diffidenza diffusa”.
La ricerca è stata condotta in parallelo con altre città, come Torino e Firenze. Prevedibili anche vistose differenze. “Napoli – riferisce l’indagine – ha una prevalenza di scippi (10,44%) e furti nei negozi (8,98%), ma la frequenza di fenomeni come l’usura (3,88%) e le estorsioni/pizzo (2,43%) appare sensibilmente più alta rispetto alle altre città“. I dati “indicano che la microcriminalità a Napoli – si legge nel dossier – assume forme più strutturate, legate alla criminalità organizzata, rispetto alle altre città analizzate (Torino e Firenze), dove prevalgono fenomeni più “predatori” come furti e risse”. Alla domanda se esista un problema di racket nelle proprie città, il 44,33% dei rispondenti a Napoli lo ritiene abbastanza serio, il 9,28% lo considera molto grave. E il 24,74% ha conosciuto qualcuno che paga il pizzo. “Dato – evidenzia Libera – nettamente superiore a quello di Torino (5,96%) e Firenze (4,12%)”. Spaccio di droga: “Rilevante, ma percentuale non specificata per Napoli (il dato nazionale è 53,88%)”.
Da tenere a mente le cifre sulla sicurezza percepita. “A Napoli, il quadro è più complesso – afferma Libera -. Sebbene il 19,59% ritenga le condizioni insoddisfacenti e il 30,93% “poco” soddisfacenti, il 32,99% percepisce una sicurezza “abbastanza” buona, una percentuale superiore a quella di Firenze, ma inferiore rispetto a Torino. Anche in questo caso è il 5,15% a definirsi pienamente soddisfatto della situazione del quartiere in merito a legalità e sicurezza“. In pratica, circa un terzo avverte la città “come «abbastanza» sicura”. Anche l’assessore alla Legalità, Antonio De Iesu evidenzia il dato “che solo 97 questionari sono stati restituiti”. Quanto al “fenomeno estorsivo”, da ex questore lo giudica “costante e pervasivo“. E pure “radicato antropologicamente in questa città“. E per il presidente Esposito non è una novità neanche la “diffidenza“, emersa in molto risposte. “Secondo la procura di Napoli – rammenta – ci sono 100 clan in città”. E dunque, su questo “c’è bisogno di fare molta più informazione”.