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C’è un vincolo di tutela, sinora sconosciuto, sull’agrumeto di epoca borbonica di Capodimonte. Un bene dato in concessione ad un’associazione dalla Città Metropolitana di Napoli. Nel quale, oltretutto, sono state abbattute decine di alberi. Sulla vicenda, da giorni residenti e comitati già erano in protesta. E oggi è arrivato il colpo di scena dal ministero della Cultura, nel più classico copione all’italiana. “Il cespite in questione essendo di proprietà pubblica è tutelato ope legis” ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, avverte la Soprintendenza di Napoli. L’ufficio ha scritto una nota alla Città Metropolitana, e per conoscenza alla consigliera Giuliana De Lorenzo, presidente della commissione Verde della Municipalità 3. Proprio De Lorenzo, giorni fa, aveva allertato la Soprintendenza.

In forza del vincolo, si ricorda alla Città Metropolitana l’obbligo di chiedere l’autorizzazione per “opere e lavori di qualunque genere”. Idem per “la concessione in uso o locazione del bene a terzi”. L’ente metropolitano è così invitato a fornire chiarimenti, in merito “ai fatti denunciati”. Ma anzitutto a sospendere “immediatamente l’esecuzione di qualsiasi opera non autorizzata da questa Soprintendenza”. Il richiamo è al taglio degli alberi.

La nota rammenta inoltre la necessità di sottoporre il sito a verifica dell’interesse culturale. L’adempimento è previsto dalla legge, per i beni risalenti a più di 70 anni fa. “Stiamo acquisendo tutta la documentazione – dichiara ad Anteprima24 il consigliere Rosario Andreozzi, delegato ad Ambiente, Forestazione e Biodiversità della Città Metropolitana – nella giornata di domani assumeremo delle iniziative”. Però il mistero si fa sempre più fitto, intorno all’antico giardino. A quanto spiega Andreozzi, anni fa sarebbe stato addirittura inserito nel piano di dismissioni della Città Metropolitana. “E vorrei capire perché” dice il consigliere. Oggi lui e i comitati hanno effettuato un lungo sopralluogo sul posto. “Ho potuto constatare personalmente lo scempio del taglio di alberi secolari” aggiunge Andreozzi. Ma la storia sembra appena all’inizio.