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Questa mattina, sabato 5 aprile 2025, a Vitulano nella suggestiva cornice del Salone Ex Carcere di Piazza Santissima Trinità, si è tenuto il convegno dal titolo “Devianza minorile e vittima di reato”. Un appuntamento pubblico di grande rilevanza, non solo formativo per gli addetti ai lavori, ma anche profondamente umano grazie alla presenza di testimoni d’eccezione e al coinvolgimento della cittadinanza. A portare i saluti istituzionali è stato il sindaco di Vitulano, Raffaele Scarinzi. L’iniziativa ha visto l’intervento di Gennaro Apicella, padre di Pasquale Apicella, poliziotto scelto ucciso in servizio presso il commissariato di Secondigliano. Ospite d’eccezione, don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano simbolo della lotta alla camorra.

Il sacerdote ha parlato senza filtri. Il suo messaggio, rivolto ai giovani e agli adulti, è stato un invito a non chiudersi nel silenzio, a cercare il dialogo, a costruire comunità solidali che sappiano prevenire la devianza con la forza dell’esempio e della condivisione. Don Patriciello ha acceso i riflettori su una delle piaghe più drammatiche del presente: “Abbiamo smesso di educare e ora ci stupiamo della violenza. La violenza minorile non nasce per caso”. Poi si rivolge direttamente ai ragazzi: “Quando succede qualcosa, quando c’è un problema, non chiudetevi. Parlate. Parlate con gli insegnanti, con il papà, con la mamma. Non è che noi adulti siamo più bravi, è solo che siamo nati prima, abbiamo letto qualche libro in più, abbiamo fatto un po’ di esperienza. E magari ci accorgiamo prima di voi se c’è una trappola davanti. Alcune trappole si vedono, come un muro. Ma altre no, e sono le più pericolose. E allora noi ci dobbiamo essere, per aiutarvi a non finirci dentro”. Nel suo lungo intervento, don Patriciello ha voluto anche ricordare la sua infanzia, confrontandola con quella di oggi: “Anche noi siamo stati bambini. Non mi scandalizzo se vedo ragazzi vivaci, lo siamo stati anche noi. Abbiamo fatto mille marachelle. Ma una cosa non l’ho mai vista: nessuno di noi aveva un coltello. Al massimo un cazzotto, una spinta. Ma le armi no. E oggi invece… sono pazzi. Bisogna stare attenti”. 

Poi sull’esempio da dare ai più piccoli: “Vedete, abbiamo tante ragazzine che i genitori le mandano in chiesa. Va bene, grazie, ma qual è il messaggio che arriva? Se è importante, ci andiamo insieme. Quando ci si mette a tavola, si mangia tutti insieme, perché è un momento importante per tutti. E allora anche la fede, anche l’educazione, devono essere condivise. Non possiamo dire ai nostri figli: ‘Vai tu’, mentre noi restiamo a casa. L’esempio è tutto”. Infine, l’appello alla tutela del paesaggio e all’accoglienza: “Questo costruire cemento, cemento, cemento… senza rispettare l’ambiente, senza rispettare la tradizione e la storia di un paese, è una vera rapina del territorio. Difendere questa terra significa proteggerla ogni giorno. Perché può diventare sempre più bella, più importante, più accogliente. Un luogo non è solo le sue aule, le sue montagne, la sua bellezza naturale. L’accoglienza fa la differenza. Anche un semplice bar può diventare un simbolo di civiltà, se chi lo gestisce saluta, accoglie, fa sentire a casa. E allora sì che la gente torna, resta, ama. Voi avete un grande dono. Avete dentro di voi le radici, la memoria, il sangue dei vostri padri. Non lasciate che tutto questo vada perduto”.

L’incontro ha visto la partecipazione di esperti del settore, istituzioni locali, rappresentanti delle forze dell’ordine e tanti cittadini. Alla tavola rotonda sono intervenuti: l’avvocato Giampiero De Cicco, presidente Cammino di Benevento e vicepresidente nazionale area sud; l’avvocato Stefania Pavone, presidente del Consiglio dell’Ordine di Benevento; l’avvocato Camillo Cancellario, componente del Consiglio Nazionale Forense; la Prof.ssa Antonella Marandola, ordinario di diritto processuale penale presso l’Università degli Studi di Cassino (intervento in video); il Prof. Francesco Vespasiano, professore associato di sociologia presso l’Università degli Studi di Cassino. Conclusioni affidate all’avvocato Fabio Russo, componente del Coa Benevento e responsabile area penale Cammino Benevento.