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Il Carnevale di Paternopoli quest’anno ha regalato molto più di una semplice sfilata. Con il tema “7 carri in 4 atti”, la manifestazione ha saputo fondere tradizione, arte e solidarietà, offrendo un esempio straordinario di inclusione sociale.

Tra i carri allegorici che hanno animato le strade del paese, uno in particolare ha catturato l’attenzione e il cuore di tutti: un carro “speciale”, reso unico dal contributo degli Ospiti delle residenze terapeutiche per il disagio psichico situate Paternopoli – “Villa Serena”, “Casa Capuani” e “L’Edera” – che hanno realizzato un quadro dipingendo “L’Urlo” di Munch. Un grido di dolore e angoscia interiore, reinterpretato attraverso l’arte per sensibilizzare sul tema della sofferenza psichica.

«Non è la prima volta che l’amministrazione comunale e le nostre strutture realizzano progetti di inclusione – spiega la Dott.ssa Maria Giovanna Castelliti, Coordinatrice delle residenze terapeutiche – L’inclusione sociale è sempre stata un obiettivo primario, condiviso anche dal Dott. Arcangelo Iapicca, imprenditore che ha preso in gestione le strutture. Questa esperienza ha trasformato un sogno in realtà: vedere i nostri pazienti partecipare attivamente alla vita della comunità è un risultato straordinario. Non smetterò mai di ringraziare i cittadini di Paternopoli per aver accolto i nostri ospiti con calore e rispetto, facendoli sentire parte integrante del paese».

«Un sentito ringraziamento al Maestro Anthony Scarcella, arteterapeuta che guida i pazienti nel laboratorio artistico, aiutandoli a dar voce alle proprie emozioni attraverso l’arte e a tutto il personale che ogni giorno lavora con dedizione per il loro benessere – afferma il Dott.Arcangelo Iapicca – e complimenti al Sindaco di Paternopoli, Dott. Beniamino Iorio, alla sua amministrazione comunale, all’Associazione “Carnevale di Paternopoli” ed ai cittadini di Paternopoli poiché attraverso il Carnevale sono stati capaci di trasformare una festa in una lezione di umanità, mostrando che l’inclusione non è un semplice atto di generosità, ma un dovere collettivo».