Riceviamo e pubblichiamo la nota a firma dell’avvocato Filomena Alaia
Una sentenza storica segna un punto di svolta nella tutela dei pazienti affetti da patologie neurologiche: il Tribunale di Avellino ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dell’azienda ospedaliera Moscati di Avellino per errata gestione post-operatoria dopo la sostituzione di una pompa per la somministrazione di Baclofen.
Questo dispositivo medico è essenziale per il trattamento della spasticità grave, e la sua gestione impropria può causare gravi danni ai pazienti.
Il caso, che ha visto protagonista coinvolto Alessio Sanseverino, ha evidenziato gravi negligenze nella gestione post-operatoria, con conseguenze dirette sulla salute del paziente che è deceduto.In particolare, i Consulenti nominati dal Tribunale di Avellino hanno stigmatizzato il comportamento dei sanitari che ebbero in cura il paziente nella fase successiva all’intervento: 1) per non avere attentamente monitorato il paziente durante il decorso post operatorio (non risultano controlli clinici effettuati nell’arco temporale tra le ore 2:00 del 10.01.2019 e le ore 8:00 del giorno seguente); -2) per non avere praticato esami ematochimici e/o strumentali che fornissero elementi a sostegno della diagnosi di “sindrome da astinenza di Baclofene”, già ipotizzabile alla luce del quadro clinico esistente; -3) per avere tardivamente formulato la diagnosi corretta, “nonostante la manifestazione di sintomi fortemente indicativi di astinenza da Baclofen, peraltro in assenza di evidenti difficoltà di diagnosi differenziale”; -4) per avere praticato un trattamento inadeguato (Perfalgan, Ipnovel, Novalgina e spugnature di acqua fredda), in luogo dell’indispensabile ripresa della somministrazione di Baclofen, che è avvenuta solo a distanza di circa 10 ore dalla manifestazione dei sintomi, allorquando era già troppo tardi. Infatti, nella cartella clinica in atti si legge che: alle ore 9:50 “si pratica micro-bolo di farmaco tramite programmatore esterno “Medtronic”; -alle ore 12:00 “refill della pompa con 4 fl di Baclofen”; 5) per aver tardivamente trasferito il paziente in rianimazione.
Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell’ospedale, stabilendo un importante precedente giuridico che potrebbe influenzare future decisioni in ambito sanitario per i pazienti affetti dalla stessa patologia di Alessio che era affetto da tetraparesi spatica motivo per cui era portatore da anni della pompa intratecale di Baclofen, dotata di una batteria soggetta ad esaurimento, e per la quale era prevista la sostituzione mediamente ogni 7 anni.
La sentenza n. 470/2025 del Tribunale di Avellino ha evidenziato come il mancato tempestivo riconoscimento della sindrome da astinenza da Baclofen e il ritardo nell’adozione del corretto approccio terapeutico abbiano avuto un ruolo determinante nel decesso del giovane Alessio.
La decisione sottolinea che, in casi simili, solo un intervento immediato può garantire la sopravvivenza del paziente, ribadendo l’importanza del monitoraggio continuo e dell’adozione di protocolli di emergenza chiari ed efficaci.
Vi è dunque la necessità di protocolli rigorosi per la gestione delle pompe di Baclofen. Un Precedente che dovrebbe far riflettere
Questa sentenza rappresenta un riferimento fondamentale per i pazienti che dipendono da dispositivi medici salvavita e per il personale sanitario responsabile della loro gestione. La condanna sottolinea la necessità di procedure rigorose e di un’adeguata formazione del personale medico, affinché errori simili non si ripetano.
Secondo l’avvocato Filomena Alaia, che ha rappresentato il paziente con l’ausilio del medico legale Prof. Armando Masucci: “Questa sentenza non è solo una vittoria per il ns caro Alessio, ma un monito per l’intero sistema sanitario. La corretta gestione dei dispositivi medici è una questione di vita o di morte, e gli ospedali devono garantire standard elevati (di preparazione del personale medico e paramedico e, dunque,) di sicurezza (per i pazienti)”. L’obiettivo di questa pubblicazione è informare l’opinione pubblica e sensibilizzare istituzioni, medici e pazienti sull’importanza della sicurezza nei trattamenti sanitari. Invitiamo chiunque sia stato vittima di errori simili a far valere i propri diritti.