“Gentile clientela, a causa della falsa denuncia di una ragazza minorenne che ha dichiarato, si ribadisce, falsamente, di aver bevuto 15 bicchierini di tequila nel nostro bar, prodotto che non acquistato e non somministrato da almeno un anno, come dimostrato da fatture depositate alla Questura precedentemente, siano costretti alla chiusura per un periodo di 20 giorni.
Contestando, ancora, con questo scritto, la falsità della denuncia e l’incuria dell’autorità procedente che, a fronte di allegate testimonianze dichiarate e fatture comprovanti la nostra estranietà all’accaduto, ha ritenuto di adottare questo provvedimento.
Ribadiamo, con forza, la nostra completa e tolale estranietà ai fatti, riservandoci ogni provvedimento nelle sedi opportune, anche nei confronti dell’ingiustificato provvedimento adottato, che cagiona un gravissimo danno economico, senza causa, alla nostra attività. Conoscendo chi siamo, speriamo possiate comprendere la nostra amarezza”.
E’ il testo del manifesto affisso davanti le porte chiuse del bar “Mivà” di via De Conciliis ad Avellino, cuore della movida giovanile avellinese, da questa mattina chiuso e per i prossimi 20 giorni con provvedimenti adottato dal Questore dopo la denuncia di una minorenne, avvalorata dalla testimonianza di un’amica, che lo scorso 8 marzo è finita all’Ospedale Moscati di Avellino dopo aver consumato un quantitativo elevato di prodotti alcolici. (LEGGI QUI)
Ma i titolari dell’esercizio negano la circostanza e ai microfoni dell’emittente locale Irpiniatv consegano un duro sfogo e, come già scritto a caratteri maiuscoli nel messaggio lasciato davanti al bar, questa volta sono determinati a fare chiarezza sull’accaduto per mostrare la loro innocenza.
In precedenza, invece, il bar aveva subito un provvedimento analogo ma in quel caso i proprietari avevano ammesso la responsabilità, dichiarando alle autorità competenti di non essersi accorti della minore età dei due avventori a cui era stato venduto alcol, in quel caso senza conseguenze di salute per i consumatori.