Era il 7 agosto del 2017. Ciro Borriello, sindaco dimissionario di Torre del Greco alla sua seconda esperienza (era stato eletto nel 2014 dopo avere completato il mandato 2007-2012), era da poco tornato da un viaggio di lavoro all’estero quando fu raggiunto a casa dagli uomini della Guardia di Finanza, che gli notificarono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con un’accusa pesantissima: avere intascato tangenti da 20mila euro al mese dalla “Fratelli Balsamo”, ditta specializzata in servizi ambientali e fino a pochi mesi prima impegnata nella raccolta dei rifiuti nella quarta città della Campania. In carcere finirono anche i vertici della società, l’amministratore Antonio Balsamo e l’ex amministratore e fratello di quest’ultimo, Massimo Balsamo.
I finanzieri per le loro indagini si erano avvalsi di intercettazioni telefoniche e ambientali, con tanto di telecamere poste a ridosso dell’azienda Fratelli Balsamo e in luoghi appartati dove – secondo l’accusa – avvenivano gli incontri finalizzati allo scambio dei soldi. In un caso fu “intercettato” dalle microspie poste nelle auto degli indagati anche un “fruscio” di carte che per gli inquirenti sarebbe stata la prova della presenza di soldi.
Tutte ipotesi sempre rigettate dal primo cittadino, eletto la prima volta consigliere a Torre del Greco con la Dc nel 1993 e poi sempre in politica prima con Fi, poi con Italia dei Valori e poi ancora con il Pdl. Nel 2014 fu eletto per la seconda volta sindaco con una coalizione di centrodestra, un’esperienza terminata dieci giorni dopo l’arresto, con la conferma delle dimissioni presentate per la mancanza di una maggioranza in grado di consentirgli di amministrare. Oggi Borriello è consigliere di opposizione.
Ad agosto saranno otto anni dall’arresto. Otto anni nei quali Ciro Borriello ha sempre sostenuto di essere innocente, ripetendolo a più riprese nel lungo processo nel corso delle diverse volte in cui ha scelto di farsi sentire per rendere spontanee dichiarazioni: “Durante questo mio lungo calvario – dice ora l’ex sindaco – nonostante tutto ho sempre creduto nello Stato, ho sempre avuto fiducia nella magistratura. Sono stati per me anni dolorosi, soprattutto nel periodo dell’ingiusta detenzione. Momenti devastanti che hanno profondamente minato la serenità della mia famiglia”.
“La mia è stata una terribile condizione – aggiunge – che inevitabilmente ha inciso sulla mia vita di politico e di amministratore, nonché su tutte quelle persone a me care. Adesso ho solo voglia di riprendermi la tranquillità ingiustamente negata e di affrontare gli impegni professionali con maggiore forza ed entusiasmo”.